Ponte dei Portoghesi

Basilico, aloe e altro…

Ciao a tutti, in questi giorni ci stiamo occupando dell’orto e dei suoi prodotti tra i quali il preziosissimo basilico, stamane abbiamo preparato una mini serra per proteggerlo dal “freddo” notturno (+12°C), di giorno invece la temperatura sale veloce fino a toccare i 30°C all’ombra.Domenica scorsa abbiamo fatto una escursione in direzione nord, dopo circa 100 km di strada nuovissima e perfettamente asfaltata, siamo giunti al cosiddetto “Ponte dei Portoghesi”:

che pare sia stato costruito proprio da loro circa 300 anni fa. Il posto si chiama Debre Libànos, si può ammirare un bellissimo panorama: l’altopiano improvvisamente si interrompe e si affaccia su un larghissimo canyon profondo quasi mille metri, laggiù in basso scorre un affluente del Nilo azzurro. Sull’orlo del precipizio saltellano i babbuini, le femmine portano sulla schiena i piccoli appena nati e i maschi esibiscono una pelliccia dal pelo lungo arruffato dal vento. Lungo il tragitto abbiamo osservato i contadini che spulavano i cereali (qui sull’acrocoro, se le piogge sono regolari, ci sono anche due raccolti all’anno). I buoi con il muso legato, vengono fatti camminare in tondo per calpestare le spighe che liberano così i semi. Abbiamo anche portato a casa un ricordo della gita, una bella pianta di Aloe in fiore:

che ha già trovato dimora nel nostro giardino, presto proveremo ad estrarre il gel da mescolare con il miele, dicono abbia proprietà portentose.

Un abbraccio, Luvi e Daniele.

Cartolina del 20 giugno 2002

Carissimi,

un saluto in una bella giornata di sole, sottratta all’incipiente stagione delle piogge.

Il giardino è pieno di uccelli di tutti i tipi, ci sono anche i tessitori che sembrano della banda bassotti perché hanno una mascherina nera intorno agli occhi.

I nettarinidi dal blu iridescente con il loro becco lungo e sottile succhiano dolcezza dai fiori. L’erba del prato si lascia accarezzare dal venticello che la rinfresca dal sole rovente di montagna.

Sento il muggito di una mucca poco lontano.

Le strade di Addis Ababa ospitano greggi, mandrie e gruppetti di asinelli trotterellanti che con la massima disinvoltura scansano le macchine e avanzano spinti da incitanti pastorelli in corsa.

Gli asinelli sono la mia passione, carichi, spesso fino all’inverosimile, procedono in un equilibrio sempre precario sorpassandosi l’un l’altro, portano montagne di fieno, fasci di legna, pesanti taniche d’acqua, lunghi tronchi convergenti sulla soma, sacchi stracolmi quale che sia il contenuto, raramente il loro basto di legno è vuoto.

Qui la misura è sempre oltre il colmo, i sacchi di carbone addirittura sono prolungati per almeno un terzo da un intreccio di liane a rete, il carico dei camion a volte raddoppia la loro lunghezza, il caffè esce sempre dalla tazzina, le fascine di legna portate dalle donne che scendono dalla collina di Entotto sono così larghe che possono bloccare il traffico.

E’ un aspetto proprio africano dell’Etiopia.

Sì, perché gli Etiopici si considerano speciali, quando vedono una

persona un po’ più scura di loro la etichettano subito come “Africana!”

Un abbraccio, a presto da Luvi & Daniele

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